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INFINITO e ANARCHICO

"Il corpo faccia quello che vuole, io sono la mente"
Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina 1986 per aver identificato il fattore di crescita della fibra nervosa
     
        Pesa circa 1500 grammi, è formato da neuroni in connessione fra loro, è costituito da due emisferi, è suddiviso in regioni deputate ciascuna ad una funzione specifica, è contenuto nella scatola cranica.........ma è infinito e anarchico!
Il cervello umano, infatti, è dotato di plasticità neuronale ovvero si modifica tramite le sue connessioni nel corso della vita  in base ad esperienze ed eventi esterni.
"L'amore, il sesso, il dolore, le relazioni, l'apprendimento, le dipendenze, la cultura, la tecnologia e le psicoterapie modificano il cervello umano" afferma Norman Doidge, ricercatore in psichiatria e psicoanalisi, nel libro Il cervello infinito. L'autore racconta come il cervello possa modificare se stesso ovvero la propria struttura e funzioni attraverso il pensiero e le attività. 
"I tassisti di Londra hanno un ippocampo più grande perché mettono in memoria la carta topografica di una città che si estende per 6 miglia" spiega Enzo Soresi anatomopatologo e oncologo. Nel suo libro Il cervello anarchico sostiene, inoltre, che il cervello possa far ammalare ed anche guarire ovvero far nascere o far scomparire  patologie non solo psichiche ma anche organiche.
Le situazioni esterne si riflettono sul sistema endocrino, immunitario e cerebrale esercitando un effetto placebo (es emozioni positive che fanno sparire i sintomi,  fede che fa guarire un tumore) oppure un effetto nocebo  che si verifica, ad esempio, con una diagnosi di malattia inesistente che causa nel paziente la comparsa di sintomi.
Inoltre possono accadere stati di pensiero particolari che alterano la salute/malattia: Soresi scrive di un paziente affetto da forte asma che non presenta, invece, nessuna sintomatologia asmatica durante le fasi di delirio psicotico.
 
 





Le palle di Natale


La leggenda metropolitana narra che fra lucine, jingles, euforia regali-correlata, neve finta e parentado, la richiesta di aiuto psicologico sale ogni anno di almeno il 20%.
In effetti si assiste nel mese di dicembre ad un aumento di consulenze psicologiche legate all'acutizzarsi di patologie già esistenti o all'insorgere di disturbi vari e spesso transitori.
Improvvisamente si fa una riflessione, con relativo bisogno di condivisione con uno specialista, riguardo la solitudine, i legami familiari labili o distorti, l'ansia e talvolta anche rispetto un senso di marcata estraneità al turbine dei festeggiamenti comandati.
Quello che si porta in uno studio di psicologia in questo periodo è tipicamente un breve racconto di vari eventi di vita che terminano con "...... ma poi sa, sotto le feste!".
Qui sta il punto: siamo sotto le feste! Il vissuto non corrisponde alla dimensione 'mi godo un pranzo, un regalo, una chiacchierata' ma a quella del 'devo fare'.
Occorre poi sottolineare che la fine dell'anno corrisponde a bilanci più meno espliciti riguardo il grado di soddisfazione personale in ambito lavorativo e relazionale, così come l'inizio di un anno nuovo viene spesso caricato di obiettivi e propositi a breve termine.
Tutto questo viene definito Christmas Effect ed è oggetto di studio e ricerca nel campo della psicologia e delle neuroscienze dal lontano 1981 quando J.R. Hillard , J.M. Holland e D. Ramm misero in evidenza come il periodo natalizio dilatasse le problematiche legate al disagio psicologico e alla depressione. (Christmas and psychopathology. Data from a psychiatric emergency room population. 1981 Dec;38(12):1377-81).
Altri studi vennero condotti per comprendere questo fenomeno fino al più recente del 2011 pubblicato su Innovation in Clinical Neuroscience che conferma come sia presente un aumento di umore depresso e con il termine del periodo natalizio anche di altre psicopatologie. (The Christmas Effect on Psychopathology. Randy A. Sansone, Lori A. Sansone.Innov Clin Neurosci. Dec 2011; 8(12): 10–13).
Parafrasando Lewis Carroll che fece festeggiare ad Alice il non-compleanno, concludo questo articolo augurandovi  per l'anno nuovo più di 300 giorni di buon non-Natale!
 

10 0TTOBRE

MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE 

http://www.unric.org/it/attualita/19813

I disturbi psichici sono presenti in tutte le culture e possono apparire in qualsiasi momento della vita. Essi possono rappresentare fattori di rischio o conseguenze di molti altri problemi di salute, e sono spesso associati a povertà, marginalizzazione e disadattamento sociale. Inoltre, disturbi mentali si manifestano frequentemente nel contesto di conflitti e crisi umanitarie.
I sistemi sanitari di tutto il mondo fanno fronte a sfide enormi per garantire assistenza psichiatrica e tutelare i diritti umani di quanti soffrano di gravi disturbi. Le risorse disponibili sono insufficienti, distribuite in modo iniquo e usate in maniera inefficiente. Ne risulta che una gran parte di coloro che sono afflitti da disturbi mentali non riceve nessuna cura. 
Un incremento dei servizi sanitari dovrebbe costituire una priorità. Il Programma d’azione sulla salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lanciato questo mese, identifica le strategie necessarie per aumentare i servizi di assistenza sanitaria mentale attraverso interventi di costo contenuto in contesti poveri di risorse. Il programma chiede a tutti gli attori coinvolti – governi, agenzie multilaterali, donatori, servizi di sanità pubblica, specialisti nelle malattie mentale e gruppi di consumatori- uno sforzo congiunto per raggiungere gli obiettivi del Programma..
Su un piano più ampio, occorre fare di più per integrare la consapevolezza di questa problematica in tutti gli aspetti delle politiche sociali e sanitarie, della pianificazione sanitaria e dell’assistenza sanitaria generale primaria e secondaria. La salute mentale e’ fondamentale per il benessere personale, le relazioni familiari e la capacità dell’individuo di contribuire alla costruzione del tessuto sociale.
In occasione di questa Giornata mondiale della aalute mentale, riconosciamo che  non ci può essere salute fisica senza salute mentale.

Voler bene nonostante 

 Il presente articolo fornisce qualche elemento teorico psicologico utile per fare luce sul comportamento a volte 'bizzarro' dei bambini maltrattati.
 Tali bambini  cercano di mettere in atto condotte protettive della propria integrità mentale e funzionali al rapporto con l'adulto maltrattante.
 La letteratura riguardo i maltrattamenti fisici e psicologici mostra come i bambini possano sviluppare un ‘Falso sé’ (Winnicott) compiacente nei confronti dell’abusante (le bambine abusate sessualmente arrivano addirittura a sostenere la propria colpevolezza e a mettere in atto un’idealizzazione della figura genitoriale abusante).
Già nel 1983 Summit parla di ‘Sindrome di adattamento’, fenomeno molto frequente grazie al quale i bambini vittime di maltrattamenti, non essendo di fatto in grado di sottrarsi alla realtà familiare, si trovano costretti ad adattarsi al genitore abusante talvolta abilmente manipolati dall’adulto (regali, giochi, promesse, negazione dell’accaduto)
 Secondo Alice Miller i bambini maltrattati esercitano una ‘idealizzazione difensiva’ nei confronti del genitore maltrattante preferendo percepire se stessi come cattivi e meritevoli delle violenze piuttosto che prendere atto di essere delle vittime in balia di un persecutore. La minaccia  peraltro coincide con una figura primaria di attaccamento  essenziale al suo sviluppo fisico e psichico ( teoria dell’attaccamento di Bowlby)
 Il concetto di ‘identificazione con l’aggressore’ introdotta da Anna Freud e poi ripresa e ampliata da Ferenczi può spiegare le modalità adattive di tali bambini.  Ferenczi sostiene che il bambino cresce ‘nell’ovvio’ ovvero accetta come veri in assoluto e buoni i valori e i disvalori presenti a livello familiare essendo i genitori garanti della sua sopravvivenza.
L’ambivalenza di un bambino, inoltre, deriva dall’ambivalenza del genitore ovvero da una particolare forma di legame detta ‘doppio legame’(double bind di Bateson) che origina dalla comunicazione patologica del doppio messaggio (es. ‘ti ho picchiato perché ti voglio bene!’). Talvolta il messaggio può essere di tipo meta comunicativo non verbale (es. dare dei giochi e dei regalini e poi trascurare il bambino). Il bambino ricevente il messaggio non ha la possibilità di decidere quale delle due parti  del messaggio sia veritiera, tenta di integrarle e questo genera inevitabilmente confusione mentale. I ‘doppi legami’ fra care-givers e bambino sono considerati altamente patologici a livello di una lettura della situazione sistemico-familiare e possono avere anche un ruolo patogeno nello sviluppo infantile. La loro presenza può essere rintracciata, ad esempio, nella storia familiare di pazienti schizofrenici adulti.
Amore: cuore o cervello?


Un gruppo di ricercatori americani studia i vari aspetti dell'amore (come scegliamo un partner, quali sono i meccanismi dell'innamoramento, cosa succede se veniamo lasciati, legami a lungo termine ecc) sottoponendo vari individui alla risonanza magnetica funzionale (fRMI) ed osservando cosa accade al cervello.
Durante un innamoramento si verifica l'attivazione di specifiche aree cerebrali, come ad esempio l'area tegmentale ventrale (associata alle ricompense, alla motivazione, alla concentrazione) e le cellule deputate alla produzione di dopamina. L'attivazione di tali aree è presente in individui che si dichiarano ancora innamorati dopo anni di vita di coppia ("Neural correlates of long-term intense romantic love" Bianca Acevedo, Arthur Aron, Helen Fisher, Lucy Brown, Social Cognitive and Affective Neuroscience 2012 February).
Inoltre, sono stati esaminati i meccanismi neurali per la scelta di un compagno ("Romantic love: an fRMI study of a neural mechanism for mate choice" Fisher H, Arthur A, Brown LL. Journal of comparative neurology 2005 December).
Nel video seguente Helen Fisher illustra le osservazioni cerebrali compiute su persone appena lasciate dal partner.







Psicologia positiva



Nella letteratura psicologica si rintracciano vari studi e teorie riguardo il periodo di vita infantile e le conseguenze dei vari traumi che in questa fase possono accadere. Spesso si sono stabilite connessioni fra le esperienze infantili e le problematiche presentate da adulti. E la felicità?  Marcus Richards e Felicia A. Huppert dell'Università di Cambrige, nell'articolo 'Do positive children become positive adults? Evidence from a longitudinal birth cohort study' illustrano una ricerca longitudinale su di un campione di 2776 soggetti britannici.
Il benessere infantile viene associato ad uno stato di benessere da adulti, in particolare sono emersi:
una bassa probabilità di problemi emotivi, soddisfazione per il proprio lavoro, frequenti contatti con amici e familiari e partecipazione in attività sociali. Queste associazioni sono indipendenti dalla classe sociale di appartenenza dei bambini, dal livello culturale, dal tipo di lavoro svolto e dal tratto estroversione.

The Journal of Positive Psychology: Dedicated to furthering research and promoting good practice